Legge e morale

Non è la legge che fa il costume, ma la legge accompagna con la modifica della norma l’evolvere del costume.

Se l’intero star system, il mondo dell’intrattenimento, la pubblicità impongono nuove mode e nuovi costumi nessuna norma di legge, perfino la più “illiberale” inverte la china.

Che effetto produsse il proibizionismo americano?

Così è per la droga. La norma è restrittiva. Ma se un Vip fa uso di stupefacenti (come appunto accade) il contrasto di legge alla droga è poca cosa a confronto del suo diffondersi. Come dimostra il trend degli anni recenti. Si può combattere lo spaccio, ma il consumo finisce per essere legittimato.

La legge contro il tabagismo sta funzionando perché il fumo era già divenuto demodé nel costume. In America – si dice ormai – fumano solo i neri e gli ispanici delle low classes..

Nel costume sociale la famiglia perde di significato e degrada perché essa è stata degradata dai comportamenti dei grandi testimonial, dalle abitudini dei Vip, dalla vita dei salotti bene, dal cinema, dall’intrattenimento televisivo, non solo trash.

Sono determinanti al riguardo i comportamenti concreti degli attori, degli sportivi di grido, degli show man, dei leader politici e culturali. Non è vero che il comportamento personale in materia di famiglia di un leader politico sia un fatto privato. Esso è pubblico e forma costume. Tale comportamento reale e non la norma di legge determina (questa è la situazione attuale) come legittime le trasgressioni alla regola giuridica  esistente.

Gli operatori delle agenzie mediatiche hanno favorito tale degrado per ragioni economiche, per l’appeal che la trasgressione morale ha presso i fruitori dei loro media, incrementando in tal modo il valore pubblicitario del mezzo.

L’instabilità famigliare produce consumo e per questa ragione trova incentivo nei messaggi della pubblicità.

Le coppie di fatto e la sessualità deviante sono la norma nella comunicazione contemporanea. Esse appaiono dunque come legittime e lecite ben prima che se ne occupi il legislatore. L’adozione da parte di molti di tali comportamenti fa si che il legislatore abbia solo la possibilità di risolvere con il male minore effetti che si sono già prodotti. Al più, può frenare un poco la corsa ma non fermarla. Se il costume non s’inverte, prima o poi la norma sarà travolta.

Chi ha a cuore la famiglia deve agire sulle convinzioni morali dei singoli e non può illudersi che un decreto le modifichi o faccia da argine ai comportamenti conseguenti.

Gian Guido Folloni

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Temi: Diritti e Giustizia, Società e Cultura
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4 Commenti a “Legge e morale”

  1. Ciao Gianguido, condivido solo parzialmente la tua impostazione.
    Sono d’accordo sulla grande importanza che rivestono la cultura dominante e il costume sociale sulla pubblica opinione e sui comportamenti effettivi praticati nella società civile.
    Se però accettassimo che il diritto è da considerarsi come sola espressione della cultura dominante e della prassi sociale, cadremmo in una visione giuspositivista che non mi pare accolta dalla Dottrina sociale della Chiesa (fautrice dell’esistenza e della vigenza del diritto naturale) né allineata con quella concezione personalistica che costituisce una delle basi del nostro Movimento.
    Così mentre da una parte deve continuare il nostro impegno a propagare e a praticare una cultura fondata sul personalismo comunitario e solidale, dall’altra parte non deve mancare l’attenzione e la determinazione nel difendere le nome giuridiche esistenti e nel proporne altra a tutela dei nostri valori fondamentali quali la difesa della vita, la tutela della famiglia naturale, l’impegno a favore della dignità della persona umana nel mondo del lavoro, la libertà religiosa e di educazione.
    Guai a sottovalutare l’aspetto giuridico. Se è vero che una norma non sanzionata nella pratica perde molto del suo valore sociale, ben peggio accadrebbe con norme che facilitassero comportamenti frutto di una mentalità individualistica e improntata al relativismo etico.
    Cari saluti

    • Gian Guido Folloni scrive:

      Vero. Ma pur tenendo fermo che dobbiamo operare che la norma sia fatta a tutela della piena dignità della persona, non possiamo evitare di considerare che quel che sta accadendo e simile a quanto sant’Agostino diceva della conoscenza di Dio: con la norma stiamo cercando di colmare una buca valoriale scavata nella sabbia. Se la buca non ha argine, la norma, pur instaurata e difesa, si rivela poca cosa, la buca si svuota e il costume degrada. Non dobbiamo accettare l’idea che la norma dipenda solo dal costume. Ma in un tempo in cui l’imperativo dominante è far “licito il libito” credo si debba aver più consapevolezza ed energia nell’operare sul fronte della moralità, altrimenti il fortilizio sotto assedio prima o poi viene distrutto.

  2. Salvatore Scargiali scrive:

    Mi permetto di inserirmi tra i commenti facendo alcune notazioni che danno forza all’articolo di Guido Folloni che ritengo assolutamente corretto. Tali notazioni non nascono solo da mie sensazioni ma sono supportate da elementari studi di etnologia sulle origini delle culture umane. Per prima cosa non possiamo asserire con disinvoltura riguardo le relazioni umane che qualcosa sia naturale e qualcosa no, inoltre affermare che una cosa sia naturale per darne forza morale o per definirla giusta non sempre è corretto, non tutto in natura è “buono”. L’uomo deve cercare il meglio del suo comportamento in base a principi generali di preferenza a cui riferirsi, forse la ricerca di questi principi o di questo principio è il compito della morale. Ma definire organizzazioni sociali o rapporti relazionali come morali senza definirne i principi a cui si riferiscono è debole e discutibile. Il ruolo dell’uomo e della donna, o meglio il ruolo della persona umana, vista nelle sue relazioni interpersonali, sembra avere origini legate alla sopravvivenza della specie e alle specifiche e speciali capacità intellettive dell’uomo. È evidente che per la donna, nelle ere primitive, rimanere incinta e partorire senza adeguate cure, che oggi definiremmo di carattere sanitario, era esporsi ad un rischio elevato di sopravvivenza. L’alta percentuale di mortalità al momento del parto e di complicazioni durante la gestazione in una società primitiva ha evidentemente portato a “difendere” il “sesso” femminile, fattore della prosecuzione della specie. Quasi tutte le culture lo hanno reso accettabile solo in adeguate circostanze, come all’interno di una coppia riconosciuta e protetta dalla comunità. Molte di queste usanze, invero, hanno avuto origine da intuizioni che oggi definiremmo “igieniche” dovute al profeta-sacerdote-stregone di turno . Così come la proibizione di cibarsi di alcuni animali o bevande, l’obbligo di fare le abluzioni quotidiane sono divenute regole o leggi religiose, anche la definizione dei comportamenti sessuali sono rientrate negli obblighi o nelle leggi religiose. Inoltre le relazioni uomo donna sono state guidate dall’istinto di trasmissione dei geni, il desiderio di sopravvivenza si è tradotto nella voglia di paternità del maschio. Per assicurarsi la discendenza, la donna veniva protetta e relegata in modo da avere rapporti solo con l’uomo che l’aveva “presa”, il piacere femminile veniva represso per diminuire il pericolo di libertà sessuale da parte di tale sesso, caso più evidente ancora oggi il fenomeno africano dell’infibulazione . Il maschio, più forte, sottometteva la donna per assicurarsi la paternità dei generati. Nel corso della storia, poi, le relazioni sono state guidate non solo dal desiderio di trasmissione dei geni, ma anche dalla voglia di perpetuare in qualche modo la propria esistenza trasmettendo ai propri eredi diretti quello che si è conquistato in vita. La famiglia ha un’origine che potremmo oggi definire di natura economica. La struttura familiare assicurava una gestione sinergica dei beni, che venivano difesi e ampliati per mantenere salda la sicurezza di sopravvivenza e di continuità della specie e del proprio seme. Tali desideri nella storia hanno comportato il dominio delle famiglie più ricche, e, allargando il concetto, il dominio delle etnie più agguerrite e, nel corso della storia, delle nazioni più potenti. Leggi e ideologie hanno difeso e difendono ancora oggi questa impostazione. Oggi le scoperte scientifiche e l’evoluzione sanitaria rendono risibili alcune leggi religiose e alcune tradizioni culturali che però sono ancora in atto in molte realtà umane con conseguenti e noti, in un mondo globalizzato, problemi di tensione sociale. Come si vede la morale, le ideologie, le leggi seguono le necessità umane e non le precedono. Ma io credo che le cattive abitudini non durino molto, quindi se culturalmente qualcosa viene accettato da molti ma non è salutare per tutti, come il fumo ad esempio o l’esercizio di una sessualità estremamente disordinata, il costume che ne deriva non durerà nel tempo. Sarà lecito gestire politicamente le cattive abitudini, ma tali costumi e la necessità di leggi adeguate dureranno per periodi storici comunque contenuti. Io credo che un cammino di cambiamento sia sempre in atto bisognerà capire quali saranno le spinte giuste per una evoluzione positiva. Il mio sogno e che ci siano spinte che diano ad ognuno, uomo donna o altro che sia, la possibilità di riconoscere, al di fuori di schemi o vecchi paradigmi etici, il proprio carisma e di metterlo a frutto per se e per gli altri in armoniosa sinergia.

  3. Certamente Gianguido, occorre impegnarsi con tenacia e determinazione su entrambi i fronti.
    Cari saluti

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